La grande fame di memoria: l'IA sta prosciugando il mercato e il conto lo paghiamo noi
Come l'IA sta prosciugando il mercato di RAM e SSD: cause, rincari previsti per il 2026 e quanto durerà la crisi delle memorie.
Se avete provato ad acquistare un modulo di RAM o un’unità SSD nelle ultime settimane, avrete notato qualcosa di anomalo. I prezzi, che iniziavano a tornare alla normalità dopo lo shortage per il COVID, hanno invertito la rotta e non se ne vede la fine.
Non si tratta di una fluttuazione stagionale né dell'effetto di una catastrofe naturale in qualche remota provincia asiatica, cause che in passato abbiamo imparato a conoscere e tollerare. Questa volta la radice del problema è strutturale, profonda e porta un nome che domina ogni conversazione tecnologica, finanziaria e sociale degli ultimi tre anni: Intelligenza Artificiale.
IA pigliatutto
Il nostro prossimo computer costerà sensibilmente di più offrendo probabilmente meno, dobbiamo farcene una ragione. Ma per capire il motivo di questo trend, occorre guardare a oriente, per l'esattezza in Corea del Sud e a Taiwan, dove le linee produttive vengono sistematicamente smantellate o riconvertite in fretta e furia per servire un unico, vorace padrone, i datacenter AI, per produrre memorie HBM.

Il problema sorge nel momento in cui si realizza che la capacità produttiva globale di semiconduttori è una coperta troppo corta. Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology si sono trovati di fronte a un bivio all'inizio dello scorso anno e hanno preso una decisione apparentemente unanime, che ora si sta ripercuotendo sui consumatori di tutto il mondo.
Produrre memorie standard, quelle che montiamo nei nostri computer da gioco o nelle workstation da ufficio, garantisce margini di guadagno sempre più sottili, spesso esposti alla volatilità di una domanda che nel post-pandemia si è dimostrata stagnante. Al contrario, il mercato dell'Intelligenza Artificiale non bada a spese: le aziende tech sono disposte a pagare cifre astronomiche per accaparrarsi i moduli più avanzati, pur di non perdere terreno nell'ennesima corsa all'oro.

L'impatto di questa transizione potrebbe essere devastante per la disponibilità di prodotti sugli scaffali, specie sul lungo periodo. Tra l'altro, la produzione di memorie HBM è intrinsecamente meno efficiente rispetto a quella delle memorie tradizionali, richiede macchinari specifici e tempi molto più lunghi, ma ha anche un tasso di scarto significativamente più alto.
Per ottenere un wafer di HBM funzionante, si consuma una quantità di risorse e spazio nelle fab che avrebbe potuto generare un volume triplo di memorie DDR5, sottraendo di conseguenza dal mercato tre memorie consumer per ogni memoria enterprise prodotta.
Non solo RAM
Lo shift però riguarda anche il settore dello storage. Anche qui, l'Intelligenza Artificiale gioca un ruolo da protagonista, seppur diverso. L'addestramento dei modelli richiede l'accesso a quantità di dati gargantuesche, petabyte di informazioni che devono essere letti e scritti a velocità fulminee. Questo ha generato una domanda esplosiva per gli SSD di classe enterprise ad altissima densità.

Samsung e gli altri produttori hanno risposto convertendo le linee di produzione delle celle di memoria NAND Flash per privilegiare questi prodotti ad alto margine. Il risultato è che le memorie NAND destinate agli SSD consumer, quelle che troviamo nei dischi esterni o nei laptop di fascia media, sono diventate merce rara. Le scorte accumulate durante il rallentamento economico del 2023 sono state prosciugate molto prima del previsto e ora i magazzini iniziano a svuotarsi, mentre le linee produttive sono concentrate su altro.
E chi paga?
L'effetto sui prezzi al dettaglio è già visibile, ma le proiezioni per i prossimi mesi dipingono uno scenario ancora più drammatico. Se osserviamo l'andamento dei listini, notiamo che il costo per gigabyte ha già subito un rincaro che oscilla tra il venti e il trenta percento rispetto ai minimi toccati un anno fa. Tuttavia, gli analisti sembrano suggerire in maniera unanime che si tratti solo dell'inizio.
Le previsioni più accreditate parlano di un raddoppio dei prezzi entro fine anno sia per i moduli RAM di fascia alta che per gli SSD NVMe di ultima generazione.

Il vero impatto si vedrà non solo nelle tasche, ma anche e soprattutto nel risultato finale, ovvero le configurazioni hardware che troveremo in commercio. Per anni abbiamo dato per scontato che ogni nuova generazione di computer offrisse più memoria allo stesso prezzo.
Per mantenere i prezzi dei laptop e dei desktop all'interno di fasce psicologicamente accettabili per il grande pubblico, molto probabilmente i produttori di computer saranno costretti a mettere da parte questa sorta di legge di Moore con estensione economica.

Il risultato è che i 32 GB di RAM potrebbero perdere terreno in favore di un ritorno di fiamma per i 16 GB come standard principale, o addirittura un ritorno di configurazioni entry-level da 8 GB su macchine che non dovrebbero averne così poca.
Lo stesso vale per lo storage: i laptop con 1 TB di spazio, standard ormai più che consolidato anche nella fascia media, potrebbero tornare a essere un lusso per pochi, con i 512 GB che stanno già iniziando a tornare sugli scaffali come nuova normalità.
Questo avviene paradossalmente proprio nel momento in cui il software richiede sempre più risorse, creando un divario tra le esigenze e le capacità dell'hardware che il consumatore può permettersi.
Ma quando finirà?
Costruire una nuova fabbrica di semiconduttori, o anche solo espandere significativamente una linea esistente, non è un'operazione che si compie in pochi mesi. Richiede investimenti nell'ordine dei miliardi di dollari, permessi, costruzione di camere bianche sterili e l'installazione di macchinari di litografia estremamente sofisticati che hanno liste d'attesa di anni.
I grandi produttori hanno annunciato piani di espansione, con nuovi impianti previsti negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, ma queste strutture non saranno operative a pieno regime prima del 2027 o addirittura del 2028. Fino ad allora, l'offerta rimarrà rigidamente limitata dalla capacità fisica degli impianti attuali. Dobbiamo quindi rassegnarci a una scarsità che durerà almeno per i prossimi due anni.

Gli esperti suggeriscono che il 2026 sarà l'anno più critico, il punto di massima tensione tra una domanda consumer che cerca di riprendersi e una domanda enterprise che non conosce freni. Solo verso la fine del 2027, quando la capacità produttiva globale sarà aumentata a sufficienza per soddisfare entrambe le esigenze, potremmo vedere una stabilizzazione dei prezzi. Tuttavia, è improbabile che si potrà tornare ai minimi degli scorsi anni. La nuova normalità sarà caratterizzata da prezzi strutturalmente più alti, poiché sta aumentando anche il valore strategico della memoria: non più un requisito di base, ma una risorsa preziosa.

Come muoversi, quindi? I prezzi che vediamo oggi sugli scaffali, seppur già rincarati rispetto a sei mesi fa, potrebbero sembrare convenienti se confrontati con i listini previsti per il terzo e quarto trimestre. Inoltre, il mercato dell'usato e del ricondizionato assumerà un ruolo sempre più centrale per l'acquisto di prodotti business di due o tre anni fa, dotati di generose dotazioni di memoria perché prodotti in tempi non sospetti, che potrebbero rappresentare l'unica via per ottenere prestazioni elevate a costi ragionevoli.
Chi gioca, d'altro canto, dovrebbe valutare seriamente l'acquisto di schede video o console di ultima generazione prima di un possibile, ulteriore rincaro sui prezzi di listino.